01Il punto di partenza
L'approvazione della petizione è metà strada, non l'arrivo
Quando USCIS approva la petizione — l'I-130 del coniuge, l'I-140 del lavoratore — molte famiglie stappano la bottiglia sbagliata. L'approvazione dice soltanto che il rapporto esiste: coniuge, figlio, datore di lavoro. Il visto è un'altra pratica, davanti a un'altra amministrazione — il Dipartimento di Stato — con un altro fascicolo, altri requisiti e un altro esaminatore, che non è vincolato all'ottimismo di chi ha approvato la petizione. Il percorso che porta dall'approvazione al timbro sul passaporto si chiama consular processing, e per chi risiede in Italia finisce sempre nello stesso posto: il Consolato Generale degli Stati Uniti a Napoli, l'unico ufficio in Italia che tratta i visti immigranti, competente anche per San Marino, il Vaticano e Malta, e anche per i visti K dei fidanzati e per la lotteria DV.
Il percorso ha tre stazioni: il National Visa Center, il colloquio a Napoli, l'ingresso negli Stati Uniti. Ognuna ha i propri documenti, i propri tempi e i propri modi di incepparsi.
Sul colloquio il manuale consolare fissa due regole, al 9 FAM 504.7-2: il beneficiario principale «regardless of age, of any IV petition must appear in person», e la legge del 1999 richiede una politica per cui i visti per familiari stretti siano trattati «within 30 days of receipt of the necessary information from the applicant and the Department of Homeland Security», gli altri visti familiari entro sessanta, obiettivi che «the Department expects all IV units to strive to meet». Sull'esito, il 9 FAM 504.11-2(A) non ammette terze vie: «there are no exceptions to the rule that once a visa application has been properly completed and executed before a consular officer, a visa must be either issued or refused». Il rifiuto ai sensi del § 221(g) si supera, per il 9 FAM 504.11-4(A), «when the applicant has presented additional evidence, allowing you to re-open and re-adjudicate the case, or when the case required additional administrative processing, which has been completed».
02La prima stazione
Il National Visa Center: la pratica diventa «documentarily complete»
Approvata la petizione, il fascicolo passa al National Visa Center, che assegna un numero di caso e apre la fase documentale, tutta online. Qui si pagano le tariffe, si compila la domanda di visto vera e propria — il modulo DS-260, che è una dichiarazione resa al governo americano: ogni risposta va trattata con la serietà di una deposizione, perché le incoerenze con ciò che si è dichiarato in passato, o si dichiarerà alla frontiera, non si cancellano — e si caricano i documenti civili. Per un richiedente italiano significa, in genere: passaporto, atti di nascita e di matrimonio in copia integrale, eventuali sentenze di divorzio, e i certificati penali — casellario giudiziale e carichi pendenti — che il consolato richiede per ogni richiedente adulto. Chi ha vissuto in altri Paesi deve procurarsi anche i certificati penali di quei Paesi: è la voce che più spesso allunga i tempi, e conviene avviarla per prima.
Nei casi familiari il fascicolo NVC contiene anche l'affidavit of support: con l'I-864 lo sponsor firma un contratto con il governo degli Stati Uniti, azionabile in giudizio, con cui si obbliga a mantenere l'immigrato sopra la soglia di legge (8 U.S.C. § 1183a). Non è un modulo di cortesia: l'obbligo sopravvive al divorzio e cessa solo nei casi previsti dalla legge, e quando il reddito dello sponsor non basta serve un co-sponsor che firmi lo stesso contratto. È il documento più sottovalutato dell'intera pratica: gli ho dedicato una pagina di questo sito.
Quando il NVC giudica il fascicolo completo — documentarily complete — la pratica entra in coda per il colloquio. Per le categorie a numero limitato la coda dipende anche dal Visa Bulletin e dalla data di priorità; per i familiari stretti di cittadini americani conta solo la capacità del consolato.
03Napoli
La visita medica, il colloquio, e i tre esiti possibili
Prima del colloquio c'è la visita medica, che non si fa dal proprio medico: la fanno solo i panel physicians autorizzati dal consolato, con le vaccinazioni richieste e lo screening previsto dalla legge. È la sede in cui riaffiorano le questioni sanitarie del § 212(a)(1) — compreso il colloquio sull'alcol per chi ha precedenti di guida in stato di ebbrezza, di cui si parla nell'analisi dei cinque reati italiani — e i suoi esiti hanno una validità limitata nel tempo: la visita si prenota in funzione del colloquio, non appena si può.
Il colloquio a Napoli è, nella maggior parte dei casi, più breve di quanto l'attesa faccia temere: il funzionario ha davanti un fascicolo già completo e verifica identità, documenti originali e le domande che il caso solleva. Gli esiti possibili sono tre. Il primo è l'approvazione: il passaporto resta al consolato e torna con il visto. Il secondo è il rifiuto ai sensi del § 221(g) con richiesta di documenti o «administrative processing»: formalmente è un diniego, nella sostanza una sospensione dai tempi imprevedibili, ed è materia della pagina dedicata. Il terzo è il diniego su un motivo di inammissibilità: lì la partita si sposta sui waiver, dove esistono.
Sul visto rilasciato c'è una data che comanda tutto il resto: il visto immigrante vale per il periodo fissato dal regolamento, che la legge limita a un massimo di sei mesi (8 U.S.C. § 1201(c)(1)), e in pratica è legato anche alla validità della visita medica. Entro quella finestra bisogna fare l'ingresso. È il vincolo attorno a cui si organizza il trasloco — non il contrario: chi vende la casa e saluta i colleghi prima del colloquio ha deciso che il consolato non può dire di no.
04L'ingresso
Il visto non è la green card — lo diventa alla frontiera
Il visto immigrante si «consuma» con il primo ingresso: è in quel momento, allo sportello del CBP, che la persona diventa residente permanente. Prima di partire va pagata online la immigrant fee di USCIS, che finanzia la produzione della carta; la green card fisica arriva per posta all'indirizzo americano indicato, nelle settimane successive, e nel frattempo il timbro d'ingresso sul passaporto vale come prova temporanea dello status. Un dettaglio che sorprende molte coppie: se al momento dell'ingresso il matrimonio ha meno di due anni, la residenza è condizionata per due anni, e andrà consolidata con una petizione congiunta prima della scadenza — un appuntamento da mettere in calendario il giorno stesso dell'arrivo.
05In pratica
I tempi si governano dalle scadenze, all'indietro
La pratica consolare si pianifica come un cantiere: dalle scadenze, all'indietro. I certificati penali e la visita medica hanno validità limitate, il visto ne ha una propria, e l'errore tipico è procurarsi tutto troppo presto — trovandosi con documenti scaduti al momento del colloquio — o troppo tardi, allungando la coda di mesi. La sequenza corretta: prima i documenti lenti (i certificati esteri, i divorzi da reperire), poi il fascicolo NVC completo, la medica solo a colloquio fissato, e nessuna decisione irreversibile — dimissioni, vendite, scuole — prima del visto in mano.
E quando è la pratica a fermarsi, non il richiedente — il NVC che non risponde, il colloquio che non viene fissato, l'administrative processing che non finisce — valgono gli strumenti delle pratiche ferme: anche il Dipartimento di Stato ha l'obbligo di decidere in un tempo ragionevole.
Il consular processing premia un solo talento: la pazienza organizzata. Ogni documento ha una scadenza, ogni fase una coda — e la pratica ben condotta è quella in cui nessuna delle due sorprende nessuno.
Approfondimenti collegati
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