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Lotteria DV: la diversity visa

Essere selezionati non significa avere un visto: significa avere il diritto di chiederne uno, prima che la fine dell'anno fiscale lo cancelli.

01I requisiti in breve

Una green card estratta a sorte — ma con regole vere

Il programma diversity visa nasce dall'Immigration Act del 1990 ed è oggi disciplinato dall'INA § 203(c) (8 U.S.C. § 1153(c)): ogni anno fiscale un tetto statutario di 55.000 visti immigrante è riservato a cittadini di Paesi a bassa immigrazione verso gli Stati Uniti. Una legge successiva ne riserva una quota ad altri programmi, sicché i visti effettivamente disponibili ogni anno sono di meno; il numero preciso lo pubblica il Department of State. L'Italia, storicamente, è tra i Paesi ammessi: gli italiani possono iscriversi.

I requisiti individuali sono due, e sono più selettivi di quanto la parola "lotteria" faccia credere. Primo: la chargeability, cioè l'imputazione a un Paese eleggibile — di regola il Paese di nascita, non di cittadinanza né di residenza, con correttivi limitati (per esempio l'imputazione al Paese di nascita del coniuge). Secondo: l'istruzione o l'esperienza lavorativa. Il selezionato deve avere almeno una high school education or its equivalent — un percorso di dodici anni di istruzione primaria e secondaria formale — oppure, nei cinque anni precedenti la domanda, due anni di esperienza in un'occupazione che richiede almeno due anni di formazione o esperienza (INA § 203(c)(2); 22 C.F.R. § 42.33). Il diploma italiano di maturità in genere soddisfa il requisito; carriere interamente pratiche, senza titolo, vanno misurate sulla classificazione occupazionale usata dal Department of State, e non tutte passano.

La meccanica dell'iscrizione è solo elettronica, gratuita, in una finestra annuale di poche settimane annunciata dal Department of State. Una sola iscrizione per persona: le iscrizioni multiple squalificano. La domanda richiede una fotografia recente conforme a specifiche tecniche rigide e l'indicazione di tutti il coniuge e i figli, anche se non intendono emigrare. I coniugi possono presentare ciascuno la propria iscrizione, indicandosi a vicenda: è legittimo e raddoppia le probabilità. Chi risulta estratto non riceve nulla per posta: deve controllare da sé l'esito sul sito ufficiale, con il numero di conferma. Ed è qui che comincia il diritto vero, perché la selezione non è un visto.

02La selezione non è un visto

Rank number, cutoff e la ghigliottina dell'anno fiscale

Il malinteso più costoso del programma DV sta in una parola: "vincitore". Il selezionato non ha vinto un visto; ha vinto un numero. La legge impone che i selezionati siano ordinati strictly in a random order stabilito dal Secretary of State (INA § 203(e)) e che i visti siano rilasciati seguendo quell'ordine. Ogni selezionato riceve un case number regionale, e ogni mese il Visa Bulletin del Department of State pubblica i cutoff: solo chi ha un numero inferiore al cutoff del mese può essere convocato o può presentare domanda. Il Department of State seleziona deliberatamente molte più persone dei visti disponibili, perché sa che una parte non completerà la procedura. La conseguenza aritmetica è brutale: in un'annata affollata, chi ha un case number alto può non arrivare mai al proprio turno, pur avendo fatto tutto correttamente.

Sopra tutto questo pende la ghigliottina temporale. Per statuto, chi è selezionato resta eleggibile al visto o all'adjustment of status soltanto fino alla fine dell'anno fiscale per cui è stato selezionato (INA § 204(a)(1)(I); 8 U.S.C. § 1154(a)(1)(I)): alla mezzanotte del 30 settembre l'eleggibilità cessa, e il regolamento consolare lo ribadisce (22 C.F.R. § 42.33). Non esiste riporto all'anno successivo, non esiste proroga, non esiste sanatoria per il ritardo dell'amministrazione. Il contenzioso degli ultimi anni — nato dalle sospensioni consolari del periodo pandemico — ha messo alla prova questa regola, e la D.C. Circuit, in Goodluck v. Biden, 104 F.4th 920 (D.C. Cir. 2024), ha concluso che il termine statutario vincola anche i giudici: i tribunali distrettuali non possono ordinare il rilascio di visti diversity dopo la chiusura dell'anno fiscale di selezione. Chi vuole tutelarsi in giudizio contro l'inerzia consolare deve dunque farlo durante l'anno fiscale, quando un rimedio è ancora materialmente possibile — dopo, resta solo la prossima lotteria.

Da questa architettura discende la strategia elementare del selezionato: muoversi subito. Presentare il DS-260 presto, preparare i documenti prima della convocazione, monitorare i cutoff mese per mese. Il programma DV non premia chi ha ragione; premia chi ha ragione in tempo.

03Le squalifiche

Gli errori che emergono solo al colloquio

La lotteria ha una crudeltà procedurale tutta sua: l'iscrizione non viene esaminata al momento del deposito. Nessuno controlla la fotografia, la composizione familiare o i requisiti quando l'iscrizione entra nel sistema; il controllo avviene anni-persona dopo, al colloquio consolare, quando il selezionato ha già investito tempo, denaro e aspettative. È lì che le squalifiche affiorano, e a quel punto sono in genere irrimediabili.

Le categorie ricorrenti. La fotografia non conforme — troppo vecchia, ritoccata, riutilizzata da un'iscrizione precedente, non rispondente alle specifiche — può costare la squalifica dell'intera domanda. Le iscrizioni multiple nello stesso anno, anche se una era stata inviata "per sicurezza" da un'agenzia o da un parente, squalificano automaticamente: è una delle ragioni per cui affidare l'iscrizione a intermediari che la duplicano è un rischio, non un servizio. L'omissione del coniuge o di un figlio nell'iscrizione — tipicamente il matrimonio celebrato poco prima e non dichiarato, o il figlio di una precedente relazione "dimenticato" — squalifica il caso e, se letta come reticenza volontaria, può fondare un'inammissibilità per willful misrepresentation ai sensi dell'INA § 212(a)(6)(C) (8 U.S.C. § 1182(a)(6)(C)), che non muore con la lotteria: segue la persona in ogni domanda futura. Infine il requisito di istruzione o esperienza, che molti scoprono di non soddisfare solo davanti al console, quando il titolo di studio non equivale ai dodici anni richiesti o l'occupazione dichiarata non raggiunge la soglia di qualificazione.

Su queste decisioni il margine di reazione è stretto. Il diniego consolare di un visto immigrante è coperto, come regola generale, dalla dottrina della consular nonreviewability: non esiste un appello, e la finestra dell'anno fiscale rende spesso illusoria anche la semplice ripresentazione. Nella pratica vedo che quasi tutte le squalifiche DV erano leggibili nel fascicolo fin dal primo giorno: sono errori di iscrizione, non sorprese del colloquio. La revisione legale utile è quella fatta prima — dell'iscrizione, o almeno del DS-260 — non quella chiesta dopo il diniego.

04Due strade, un cronometro

Adjustment o consolato: la corsa contro il tempo

Il selezionato che si trova già negli Stati Uniti in uno status valido — uno studente F-1, un lavoratore H-1B, un E-2 — ha in teoria una scelta: processare il visto al consolato del proprio Paese, oppure chiedere l'adjustment of status ai sensi dell'INA § 245 (8 U.S.C. § 1255) senza lasciare il territorio americano. In pratica, la scelta è dominata dal cronometro.

L'adjustment richiede che il richiedente sia ammissibile, che mantenga i presupposti del § 245 — per la via DV, in generale, uno status regolare, salve le eccezioni di legge — e che un visto sia "immediatamente disponibile", cioè che il case number sia corrente secondo il Visa Bulletin. Ma la domanda deve anche essere decisa, non solo presentata, entro il 30 settembre dell'anno fiscale: un I-485 pendente alla mezzanotte del 30 settembre muore con la lotteria, perché l'eleggibilità statutaria si estingue. L'USCIS non è tenuta a dare priorità al fascicolo, e i tempi ordinari di lavorazione di un adjustment possono superare da soli l'intera finestra utile. Chi sceglie questa strada deve quindi presentare il prima possibile, usare gli strumenti di anticipazione che la prassi consente quando il numero sta per diventare corrente, sollecitare formalmente, e tenere pronta — come piano B e come leva — l'azione giudiziaria contro l'inerzia, che per quanto detto sopra ha senso solo finché l'anno fiscale è aperto.

Il processo consolare, gestito attraverso il Kentucky Consular Center con il DS-260, è statisticamente la via ordinaria e spesso la più rapida: la convocazione segue i cutoff, e il consolato è abituato alla scadenza del programma. I suoi rischi sono però speculari: il colloquio è il momento in cui affiorano le squalifiche della sezione precedente, il diniego è in pratica non appellabile, e chi lascia gli Stati Uniti per il colloquio avendo accumulato presenza irregolare può innescare i bar di rientro. Per chi è in status negli Stati Uniti la valutazione comparativa — velocità della propria giurisdizione USCIS contro affidabilità del proprio consolato, alla luce del case number e del mese in cui diventa corrente — è la vera decisione legale del caso DV, e va presa presto, perché a metà anno fiscale le opzioni si sono già ristrette da sole. Sul funzionamento generale della macchina del § 245 rimando alla pagina dedicata all'adjustment of status.

05La famiglia del selezionato

Derivati, nuovi coniugi e il sospetto di frode

Il coniuge e i figli minorenni non sposati del selezionato ottengono lo status derivato ai sensi dell'INA § 203(d): accompagnano il beneficiario principale o lo raggiungono, con visti imputati allo stesso tetto annuale. Da qui due corollari pratici. Primo: la famiglia consuma numeri — ed è una delle ragioni per cui il numero dei selezionati eccede largamente i visti disponibili e i cutoff si muovono come si muovono. Secondo: la composizione familiare dichiarata nell'iscrizione è la fotografia di riferimento; ogni divergenza successiva va spiegata.

Il caso delicato è il matrimonio dopo la selezione. Il coniuge sposato tra l'iscrizione e il colloquio può in linea di principio essere aggiunto come derivato: il programma non vieta di sposarsi. Ma la sequenza temporale — estrazione, poi nozze — è, agli occhi del consolato, il profilo classico del matrimonio strumentale, e la prassi consolare tratta questi casi con una diffidenza che nella sostanza opera come una presunzione da vincere: il selezionato che si presenta con un coniuge acquisito dopo la selezione deve aspettarsi un esame approfondito della genuinità del rapporto — la sua storia, la convivenza, la conoscenza reciproca, la coerenza delle dichiarazioni separate. Un matrimonio autentico celebrato in un momento sospetto si difende con la prova; un matrimonio costruito per trasportare un passeggero sul biglietto vincente è una frode, e su questo la posizione di questo studio è la stessa dichiarata in ogni altra pagina: non assisto operazioni simulate, in nessuna categoria. Le conseguenze, del resto, sono sproporzionate rispetto al premio: una misrepresentation accertata al colloquio DV produce un'inammissibilità che sopravvive alla lotteria, e una frode matrimoniale accertata in sede di petizione può attivare il divieto permanente del § 204(c), di cui questo sito tratta separatamente.

Un'ultima avvertenza di coerenza familiare: i figli a ridosso dei ventuno anni pongono, anche nel programma DV, un problema di age-out la cui soluzione dipende da regole di computo tecniche e dalla velocità della procedura; è un profilo da far valutare appena arriva la selezione, non a settembre. E il selezionato già titolare di uno status da non-immigrante negli Stati Uniti deve ricordare che l'iscrizione alla lotteria, di per sé, non dimostra immigrant intent — ma la gestione di visti e domande parallele durante l'anno della selezione richiede attenzione, perché le dichiarazioni rese in un fascicolo si leggono anche negli altri.