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Investire negli Stati Uniti

Il trattato, il capitale, l'impresa: tre strumenti diversi per tre progetti diversi. La scelta va fatta prima — correggerla dopo costa cara.

01La scelta dello strumento

Prima la strategia, poi la categoria

L'imprenditore italiano parte da una posizione che molti altri passaporti non hanno: l'Italia è Paese di trattato per le categorie E, in forza del trattato di amicizia, commercio e navigazione concluso con gli Stati Uniti nel dopoguerra. Ma il trattato apre due strade diverse — il commercio (E-1) e l'investimento (E-2) — ed entrambe restano strade non immigranti: si rinnovano finché l'impresa vive, senza condurre da sole alla residenza permanente. La green card dell'investitore è una terza strada, l'EB-5, con requisiti, tempi e logica probatoria propri.

La domanda giusta non è quale visto sia migliore, ma quale corrisponda al progetto: chi commercia tra i due Paesi, chi vuole costruire e dirigere un'impresa, chi vuole investire capitale e ottenere la residenza ragionano su categorie diverse fin dall'inizio. Il filo comune è la prova. In tutte e tre le categorie il caso si vince sulla documentazione — origine e percorso dei fondi, realtà dell'impresa, controllo effettivo — molto più che sulla struttura. Le analisi che seguono esaminano ciascuno strumento per quello che chiede davvero.

Per orientarsi conviene partire da tre domande, nell'ordine. La prima è di nazionalità: le categorie E richiedono che l'impresa sia posseduta, per almeno la metà, da cittadini del Paese del trattato — un requisito che si verifica sulla catena di controllo fino alle persone fisiche, e che una holding estera, un socio americano al cinquanta per cento o una green card del titolare possono far venire meno senza che nessuno se ne accorga. La seconda è di sostanza: l'E-1 vuole un commercio già esistente e continuativo tra Italia e Stati Uniti; l'E-2 vuole un capitale già investito, o irrevocabilmente impegnato, in un'impresa reale e non marginale; l'EB-5 vuole un capitale di soglia, un'impresa nuova e dieci posti di lavoro. Il progetto sulla carta non soddisfa nessuna delle tre. La terza è di orizzonte: chi vuole restare per sempre deve sapere che l'E-2 non lo porta alla residenza da solo, e che il passaggio dall'E-2 all'EB-1C o all'EB-5 va pianificato nella struttura societaria fin dall'inizio, non improvvisato al terzo rinnovo.

Chi ha un'azienda in Italia e vuole aprire negli Stati Uniti legga prima il confronto tra E-1 ed E-2, poi la pagina sull'L-1A: per il gruppo che trasferisce un dirigente, la L-1 è spesso la strada più solida, e apre direttamente l'EB-1C. Chi dispone di capitale e cerca la residenza legga l'EB-5 con l'avvertenza che governa tutta l'area: la provenienza dei fondi si documenta con la stessa cura con cui si documenterebbe in un'indagine, perché è esattamente così che verrà letta. E chi si chiede se «aprire una LLC» basti a trasferirsi trovi la risposta, negativa, nella pagina comparativa sugli investitori: una società americana è un contenitore, non uno status.