01La scelta dello strumento
Prima la strategia, poi la categoria
L'imprenditore italiano parte da una posizione che molti altri passaporti non hanno: l'Italia è Paese di trattato per le categorie E, in forza del trattato di amicizia, commercio e navigazione concluso con gli Stati Uniti nel dopoguerra. Ma il trattato apre due strade diverse — il commercio (E-1) e l'investimento (E-2) — ed entrambe restano strade non immigranti: si rinnovano finché l'impresa vive, senza condurre da sole alla residenza permanente. La green card dell'investitore è una terza strada, l'EB-5, con requisiti, tempi e logica probatoria propri.
La domanda giusta non è quale visto sia migliore, ma quale corrisponda al progetto: chi commercia tra i due Paesi, chi vuole costruire e dirigere un'impresa, chi vuole investire capitale e ottenere la residenza ragionano su categorie diverse fin dall'inizio. Il filo comune è la prova. In tutte e tre le categorie il caso si vince sulla documentazione — origine e percorso dei fondi, realtà dell'impresa, controllo effettivo — molto più che sulla struttura. Le analisi che seguono esaminano ciascuno strumento per quello che chiede davvero.
02Le analisi
Le analisi
E-1
Treaty trader
Il visto del commercio italo-americano: scambi sostanziali e prevalenti con il Paese del trattato, rinnovabile finché il commercio vive.
L'analisiE-2
Treaty investor
Capitale a rischio, impresa reale, develop and direct: la via più rapida per l'imprenditore, e quella in cui si commettono più errori.
L'analisiEB-5
La green card dell'investitore
La residenza permanente attraverso il capitale: investimento, occupazione e la prova dell'origine dei fondi.
L'analisiItalia e Stati Uniti a confronto
Approfondimenti collegati
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