01La categoria di mezzo
Tra l'EB-1A e il NIW c'è una porta che i ricercatori italiani non vedono
Il ricercatore italiano che arriva in un'università americana sente parlare di due strade verso la green card: l'EB-1A, la self-petition per chi ha una capacità straordinaria, e il national interest waiver, per chi può dimostrare che il proprio lavoro serve al Paese. Tra le due, nella stessa prima preferenza dell'EB-1A e con la stessa assenza di labor certification, sta una terza categoria scritta apposta per lui e che quasi nessuno gli propone: l'EB-1B, outstanding professors and researchers.
La legge la definisce in tre condizioni cumulative (8 U.S.C. § 1153(b)(1)(B)): il ricercatore «is recognized internationally as outstanding in a specific academic area»; ha «at least 3 years of experience in teaching or research in the academic area»; e viene negli Stati Uniti per una posizione di ruolo o in tenure-track in un'università per insegnare, per una posizione «comparable» in un'università per fare ricerca, oppure per una posizione comparabile di ricerca «with a department, division, or institute of a private employer», purché quella struttura impieghi «at least 3 persons full-time in research activities» e abbia «documented accomplishments in an academic field». Il regolamento aggiunge la frase che spiega perché la categoria esiste: «A labor certification is not required for this classification» (8 C.F.R. § 204.5(i)(3)(iv)).
La differenza strutturale rispetto all'EB-1A è che l'EB-1B non è una self-petition: la presenta il datore di lavoro, e senza un'offerta di lavoro permanente non c'è categoria. La differenza rispetto al NIW e all'EB-2 è la preferenza: la prima, che per i nati in Italia è di regola senza coda, contro la seconda, che negli ultimi anni ha conosciuto arretrati anche per il resto del mondo. Per il ricercatore che ha già un'offerta di ruolo, l'EB-1B è quasi sempre la strada più breve e più prevedibile — e più prevedibile è la parola che conta.
02Il riconoscimento
Sei criteri, ne bastano due — e poi il merito
Il riconoscimento internazionale si prova con almeno due tra sei categorie di evidenza (§ 204.5(i)(3)(i)): premi o riconoscimenti importanti per risultati eccezionali nel campo; l'appartenenza ad associazioni che richiedono ai membri risultati eccezionali; materiale pubblicato da altri sul lavoro del ricercatore, con titolo, data e autore; la partecipazione, individualmente o in un panel, come giudice del lavoro altrui nello stesso campo o in uno affine; contributi di ricerca scientifica o accademica originali; la paternità di libri o articoli in riviste accademiche a circolazione internazionale. Se questi criteri «do not readily apply», il regolamento ammette prove comparabili (§ 204.5(i)(3)(ii)) — una clausola utile per le discipline in cui non esistono premi o in cui la produzione scientifica ha forme diverse dall'articolo.
Due su sei sembra poco, e infatti la soglia numerica è solo il primo dei due tempi in cui USCIS legge queste petizioni. Dopo Kazarian v. USCIS, 596 F.3d 1115 (9th Cir. 2010), l'agenzia applica alle categorie EB-1 un'analisi in due passaggi: prima verifica che i criteri regolamentari siano soddisfatti, poi valuta nel complesso — la final merits determination — se la documentazione dimostri il livello che la legge richiede, qui il riconoscimento internazionale come outstanding. Un ricercatore con dodici articoli e due incarichi di peer review soddisfa due criteri; se gli articoli hanno poche citazioni e i referaggi sono la routine di ogni post-doc, la petizione passa il primo tempo e cade nel secondo. È nel secondo tempo che si costruisce la pratica: le lettere di esperti indipendenti che spieghino l'impatto dei contributi, le citazioni messe in contesto rispetto al campo, i riconoscimenti letti per ciò che significano nella disciplina e non per il loro nome.
«Specific academic area» è l'altra espressione da prendere sul serio. Il campo va definito con la precisione giusta: troppo ampio, e il ricercatore non è outstanding in nulla; troppo stretto, e il riconoscimento «internazionale» diventa quello di una dozzina di colleghi. La definizione del campo è una scelta strategica che precede la raccolta delle prove, e che una petizione scritta bene dichiara in apertura.
03I tre anni
Il dottorato non conta, salvo eccezioni scritte
I tre anni di esperienza nell'insegnamento o nella ricerca sono il requisito che le petizioni italiane sbagliano più spesso, perché lo danno per scontato. Il regolamento è esplicito su ciò che non conta: «Experience in teaching or research while working on an advanced degree will only be acceptable if the alien has acquired the degree, and if the teaching duties were such that he or she had full responsibility for the class taught or if the research conducted toward the degree has been recognized within the academic field as outstanding» (§ 204.5(i)(3)(iii)). Gli anni del dottorato, quindi, contano solo a due condizioni cumulative: il titolo è stato conseguito, e la ricerca svolta per la tesi è stata riconosciuta nel campo come eccezionale — o l'insegnamento è stato svolto con piena responsabilità del corso, non come esercitatore.
Per il ricercatore che arriva con un dottorato italiano e due anni di post-doc, il conteggio è quindi più stretto di quanto appaia: due anni certi più il dottorato solo se la tesi ha prodotto pubblicazioni riconosciute. Gli assegni di ricerca, i contratti a tempo determinato, i periodi di ricerca in azienda contano se documentati come esperienza di ricerca vera, e la prova ha una forma prescritta: lettere dei datori di lavoro attuali o precedenti «and shall include the name, address, and title of the writer, and a specific description of the duties performed by the alien». La lettera generica del dipartimento che «conferma la collaborazione» non è quella lettera.
04La posizione
Permanente non vuol dire a vita, ma il post-doc non lo è
La condizione che elimina più candidati è la natura della posizione offerta. Per l'insegnamento la legge chiede una posizione «tenured» o «tenure-track»; per la ricerca, una posizione «comparable», che il regolamento chiama permanent e definisce così: «either tenured, tenure-track, or for a term of indefinite or unlimited duration, and in which the employee will ordinarily have an expectation of continued employment unless there is good cause for termination» (§ 204.5(i)(2)). Non serve la garanzia a vita: serve un rapporto senza scadenza predeterminata, in cui la continuazione sia la regola e l'interruzione l'eccezione motivata. Il research scientist assunto a tempo indeterminato, anche at will come quasi tutti i contratti americani, rientra; il post-doc con contratto annuale rinnovabile, il visiting scholar, il ricercatore su un progetto con una data di fine no. È il motivo per cui l'EB-1B arriva tipicamente al momento del salto da post-doc a posizione strutturata, e non prima — e per cui, prima, la strada è il NIW.
Il datore di lavoro privato è ammesso a condizioni che vanno provate documento per documento: il dipartimento o l'istituto che assume deve impiegare almeno tre persone a tempo pieno in attività di ricerca e avere risultati documentati in un campo accademico. Il laboratorio americano di un'azienda italiana, il centro di ricerca di un gruppo farmaceutico, la divisione di ricerca di un'impresa tecnologica sono datori EB-1B possibili; la startup con due fondatori e un'idea non lo è, per quanto innovativa.
Come per ogni categoria con offerta di lavoro, il datore deve dimostrare la capacità di pagare lo stipendio offerto dalla data di priorità in poi, e l'offerta deve avere la forma di una lettera che descriva la posizione nei termini della norma. Le università non hanno problemi di ability to pay; i datori privati piccoli sì, e la questione va affrontata prima del deposito, non nell'RFE.
05La scelta
EB-1B, EB-1A o NIW: la stessa persona, tre pratiche diverse
Lo stesso ricercatore può spesso qualificarsi per più di una categoria, e la scelta non è di prestigio ma di rischio e di controllo. L'EB-1B dipende dal datore di lavoro: è lui a firmare la petizione, e se il rapporto finisce prima che la green card arrivi, la petizione può essere ritirata — con le protezioni che la normativa riconosce, dopo un certo tempo, all'I-140 approvata e al lavoratore che cambia impiego con l'adjustment pendente da almeno centottanta giorni, descritte nella pagina sull'adjustment of status. L'EB-1A e il NIW sono self-petition: il ricercatore ne è padrone, ma il primo chiede un livello di acclamazione che pochi hanno, e il secondo viaggia in una preferenza più affollata. Per chi ha un'offerta di ruolo e un profilo solido ma non straordinario, l'EB-1B è la categoria con il rapporto migliore tra ciò che chiede e ciò che dà; per il post-doc senza posizione permanente, il NIW; per il ricercatore con premi e citazioni al vertice del campo, l'EB-1A, anche in parallelo.
Due avvertenze pratiche, entrambe frequenti nei fascicoli italiani. La prima: molti ricercatori sono negli Stati Uniti con un J-1 soggetto all'obbligo biennale di rientro del § 212(e); l'I-140 EB-1B si può depositare e approvare, ma l'adjustment e il visto immigrante restano bloccati finché l'obbligo non è adempiuto o derogato. La seconda: l'EB-1B, come l'EB-1A, è ammesso al premium processing, che comprime i tempi di decisione dell'I-140 ma non quelli della green card, e che va inteso come un termine amministrativo, non come un diritto a un esito.
L'EB-1B non chiede di essere straordinari: chiede di essere riconosciuti, di avere tre anni veri e una posizione senza scadenza. Per il ricercatore italiano con un'offerta di ruolo, è la strada più corta verso la green card — e la meno proposta.
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