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Come si legge il Visa Bulletin

Ogni mese il Dipartimento di Stato pubblica le date fino alle quali la fila per la green card è arrivata. Per leggerle bisogna sapere perché la fila esiste, che cosa fissa il posto, quale delle due tabelle conta e perché le date retrocedono. Le date di questo mese non sono in questa pagina, di proposito: cambiano; la meccanica no.

01Perché esiste una coda

Un numero per il mondo, una percentuale per ogni Paese

Il Visa Bulletin è la pubblicazione mensile con cui il Dipartimento di Stato dice a chi è in coda per una green card se il suo turno è arrivato. Per leggerlo bisogna capire prima perché la coda esiste, e la risposta sta in tre numeri scritti nella legge. Il primo è il tetto mondiale: per le categorie familiari a quota, 480.000 all'anno meno gli immediate relatives ammessi l'anno precedente, con un pavimento di 226.000 (8 U.S.C. § 1151(c)); per le categorie di lavoro, 140.000 più i numeri familiari non usati (§ 1151(d)). Il secondo è la ripartizione tra le preferenze: la legge assegna a ciascuna una quota fissa — 23.400 ai figli adulti non sposati di cittadini, 114.200 alla seconda preferenza dei familiari di residenti, 23.400 ai figli sposati, 65.000 ai fratelli (§ 1153(a)); il 28,6 per cento ciascuna alle prime tre preferenze di lavoro, il 7,1 alla quarta e alla quinta (§ 1153(b)). Il terzo è il limite per Paese: nessuno Stato può ricevere più del 7 per cento del totale familiare e di lavoro in un anno fiscale (§ 1152(a)(2)).

Fuori dalla coda stanno, per legge, i coniugi, i figli minori non sposati e i genitori di cittadini americani: gli immediate relatives non sono soggetti ai limiti numerici (§ 1151(b)(2)(A)(i)), e per loro il bollettino non esiste. Tutti gli altri — il fratello di un cittadino, il figlio adulto, il coniuge di un residente, ogni beneficiario di una petizione di lavoro — hanno un posto in fila, e il bollettino è il modo in cui il Dipartimento di Stato comunica dove è arrivata la fila.

Il Paese che conta non è quello del passaporto ma quello di nascita: «the foreign state to which an immigrant is chargeable shall be determined by birth within such foreign state» (§ 1152(b)). Un cittadino italiano nato a Mumbai è, per il bollettino, indiano; un cittadino indiano nato a Milano è italiano. La legge ammette poche eccezioni, e una è preziosa: il coniuge può essere imputato al Paese di nascita dell'altro coniuge «if necessary to prevent the separation of husband and wife» (§ 1152(b)(2)) — la cross-chargeability, che permette al professionista nato in un Paese con code lunghissime di viaggiare, con il coniuge nato in Italia, sulla fila italiana.

02La data di priorità

Il posto in fila è la data del deposito

La legge fissa l'ordine della fila con una frase: i visti «shall be issued to eligible immigrants in the order in which a petition in behalf of each such immigrant is filed» (§ 1153(e)(1)). Quella data si chiama priority date. Per le petizioni familiari è il giorno in cui l'I-130 «is properly filed and received by USCIS» (8 C.F.R. § 204.1); per quelle di lavoro che passano dal PERM è il giorno in cui la domanda di labor certification è stata accettata dal Dipartimento del Lavoro, e per quelle che non lo richiedono — EB-1, NIW — il giorno del deposito dell'I-140. È la data più importante dell'intera pratica, e compare sulla ricevuta e sull'approvazione della petizione.

La priority date non si perde con il passare del tempo: si perde con la revoca della petizione, e in certi casi nemmeno allora. Chi ha una I-140 approvata e cambia datore di lavoro conserva, di regola, la data della prima petizione per la seconda; chi ha una petizione familiare in una categoria e passa a un'altra — il figlio del residente che diventa figlio di cittadino con la naturalizzazione del genitore — porta con sé la data originaria. È il motivo per cui nella pratica si deposita presto anche quando la coda è lunga: la data si prende oggi, il visto arriva quando arriva.

03Le due tabelle

Final Action Dates e Dates for Filing

Ogni bollettino contiene, per le categorie familiari e per quelle di lavoro, due tabelle. La prima, Final Action Dates, indica per ciascuna categoria e area geografica la data di priorità fino alla quale il Dipartimento di Stato ha numeri disponibili per rilasciare il visto o approvare l'adjustment nel mese in corso: chi ha una priority date anteriore alla data in tabella può ricevere la green card; chi l'ha uguale o posteriore aspetta. La seconda, Dates for Filing, introdotta nell'autunno del 2015, indica una data più avanzata fino alla quale si può iniziare la procedura — depositare l'adjustment, o completare la documentazione al National Visa Center — pur senza avere ancora un numero. Nelle celle compaiono anche due sigle: «C», current, significa che la categoria non ha coda per quell'area e ogni data di priorità è utilizzabile; «U», unavailable, che nel mese non ci sono numeri, qualunque sia la data.

Quale delle due tabelle valga per l'adjustment of status lo decide, ogni mese, USCIS: l'agenzia pubblica se per quel mese accetta le domande sulla base delle Dates for Filing o delle Final Action Dates, e la scelta cambia da un mese all'altro e da una tabella familiare a quella di lavoro. Per il consular processing, il National Visa Center usa di regola le Dates for Filing per chiedere documenti e tasse e le Final Action Dates per fissare il colloquio. Leggere il bollettino senza leggere anche l'avviso mensile di USCIS è l'errore più comune tra chi lo consulta da solo: la data giusta è in tabella, ma la tabella giusta è altrove.

Le righe sono le categorie — F1, F2A, F2B, F3, F4 per la famiglia; EB-1, EB-2, EB-3, other workers, EB-4, EB-5 per il lavoro — e le colonne le aree di imputazione: una colonna per «all chargeability areas except those listed» e una per ciascuno dei Paesi che hanno raggiunto il proprio 7 per cento. L'Italia non ha mai avuto una colonna propria: gli italiani leggono la prima, quella del resto del mondo.

04Il movimento

Avanzare, retrocedere, esaurirsi: il ritmo dell'anno fiscale

Le date del bollettino non sono un contatore che avanza di un mese ogni mese. Il Dipartimento di Stato le fissa stimando, trimestre per trimestre, quanti numeri restano e quante persone con una certa data sono pronte a usarli — la legge lo autorizza espressamente a fare «reasonable estimates of the anticipated numbers of visas to be issued during any quarter» e a fondarvi le autorizzazioni (§ 1153(g)). Quando la stima si rivela ottimista, la data retrocede: chi il mese scorso era «current» questo mese non lo è più, e l'adjustment depositato resta pendente finché la data non torna. Quando la domanda è inferiore ai numeri, la data avanza a salti. E verso la fine dell'anno fiscale, che chiude il 30 settembre, non è raro che una categoria diventi «unavailable» per esaurimento, per tornare disponibile con i numeri nuovi il 1° ottobre.

I numeri non usati non vanno perduti, e il modo in cui si spostano spiega alcuni movimenti altrimenti misteriosi. All'interno delle preferenze di lavoro la legge fa cadere i numeri inutilizzati dalla quarta e dalla quinta sulla prima, dalla prima sulla seconda, dalla seconda sulla terza (§ 1153(b)(1)-(3)); tra i due sistemi, i numeri familiari non usati in un anno si aggiungono alla quota di lavoro dell'anno dopo e viceversa (§ 1151(c)(3)(C), (d)(2)(C)). Un anno in cui i consolati hanno rilasciato pochi visti familiari produce, l'anno seguente, un'ondata di numeri per le categorie di lavoro — e date che avanzano di anni in un mese.

Il limite per Paese aggiunge un'ultima regola: quando i numeri di una categoria superano la domanda, il limite del 7 per cento si sospende per il resto del trimestre (§ 1152(a)(3), (a)(5)(A)), e i Paesi con le code più lunghe ricevono numeri che altrimenti non avrebbero. È il meccanismo per cui le colonne dei Paesi in coda si muovono in modo diverso dalla colonna del resto del mondo, e per cui la stessa categoria può essere «current» per un italiano e ferma da anni per un collega nato altrove.

05Che cosa farne

Il bollettino si legge per agire, non per aspettare

Per un italiano il bollettino racconta, nella maggior parte dei casi, una storia semplice: le categorie di lavoro della prima preferenza sono di regola senza coda per il resto del mondo; la seconda e la terza hanno conosciuto, negli ultimi anni, date anche per la colonna generale; la seconda preferenza familiare per i coniugi di residenti oscilla; i figli adulti e i fratelli di cittadini aspettano anni, a volte molti. Ma i numeri esatti non stanno in questa pagina, per una ragione di metodo: il bollettino cambia ogni mese, e ogni data scritta qui sarebbe sbagliata al momento della lettura. La fonte è una sola, il sito del Dipartimento di Stato, con accanto l'avviso mensile di USCIS.

Ciò che invece non cambia è la sequenza delle mosse. Quando la data di priorità è anteriore alla Date for Filing che USCIS accetta, si deposita l'adjustment: da quel momento si può chiedere il permesso di lavoro e l'advance parole, e si aspetta la Final Action Date dentro gli Stati Uniti, in status, con documenti. Quando la data supera la Final Action Date, la green card viene approvata o il visto rilasciato. E per i figli che si avvicinano ai ventun anni, il bollettino è l'orologio della formula del CSPA: è la data in cui il numero diventa disponibile a fissare l'età, ed è entro un anno da quella data che il figlio deve «cercare di acquisire» la residenza.

Un'ultima regola, poco nota e severa. Quando il Dipartimento di Stato notifica che il visto è disponibile, il richiedente che non presenta la domanda entro un anno vede la propria registrazione cancellata; la legge consente di ripristinarla solo a chi dimostri, entro due anni dalla notifica, che il ritardo era dovuto a circostanze fuori dal suo controllo (§ 1153(g)). La famiglia che ha aspettato dodici anni il turno del fratello e poi lascia scadere l'anno per «organizzarsi» perde la fila — con la data di priorità, e con tutto il resto.

Il Visa Bulletin non dice quando arriverà la green card: dice, ogni mese, chi può fare il passo successivo. Si legge con la data di priorità in una mano e l'avviso di USCIS nell'altra — e si legge per muoversi, non per aspettare.