01Quattro livelli
La categoria dipende dal punto della carriera
Per l'atleta il diritto americano non ha un visto: ne ha quattro, e li distribuisce lungo la carriera. Il professionista con un contratto usa il P-1A; l'atleta al vertice del proprio sport, o quello che dopo la carriera vuole restare come allenatore, guarda all'O-1A e all'EB-1A; il dilettante che viene per un torneo o per un provino resta, entro limiti precisi, un visitatore; il ragazzo che vuole giocare nel campionato universitario entra come studente. La meccanica del visto P, con i suoi criteri, la consultazione sindacale e le durate, è nella pagina dedicata a P-1 e P-3; questa pagina serve a scegliere la strada prima di percorrerla, e a evitare le due che sembrano strade e non lo sono.
Il calcio è il caso più frequente tra gli italiani, e il più istruttivo: perché ha una lega professionistica di primo livello e una piramide di leghe minori, un sistema universitario che recluta all'estero, e una tradizione di provini e tornei giovanili che mette ogni anno ragazzi e famiglie davanti alla frontiera con l'idea sbagliata del visto giusto. Quel che vale per il calcio vale, con gli adattamenti del caso, per il basket, la pallavolo, il tennis, il ciclismo, gli sport invernali e per chi fa dello sport un lavoro senza essere una star.
02Il professionista
P-1A: il contratto e la lega
La legge apre il P-1A a quattro figure. La prima è l'atleta che «performs as an athlete, individually or as part of a group or team, at an internationally recognized level of performance» (8 U.S.C. § 1184(c)(4)(A)(i)(I)): è la via del riconoscimento, provata con il contratto e con almeno due dei sette elementi regolamentari descritti nella pagina sul visto P. La seconda è quella che per il calciatore conta di più, perché non chiede alcun riconoscimento internazionale: l'atleta che «is a professional athlete, as defined in section 1154(i)(2)» (§ 1184(c)(4)(A)(i)(II)). La definizione è economica, non sportiva: è professionista chi è impiegato come atleta da «a team that is a member of an association of 6 or more professional sports teams whose total combined revenues exceed $10,000,000 per year, if the association governs the conduct of its members and regulates the contests and exhibitions in which its member teams regularly engage», o da «any minor league team that is affiliated with such an association» (8 U.S.C. § 1154(i)(2)). Le leghe professionistiche americane maggiori e le loro affiliate rientrano di regola in questa definizione, e il giocatore che firma con una di esse è un P-1A per definizione di legge, senza dover provare di essere «internazionalmente riconosciuto». Il giocatore che firma con una squadra di una lega minore non affiliata, o con una lega semiprofessionistica che non regola i propri membri, deve invece tornare alla prima via, e provare il livello.
Le altre due figure sono di nicchia: l'atleta o l'allenatore di una squadra americana che fa parte di una lega straniera di almeno quindici squadre dilettantistiche, a condizioni che la legge elenca e che riguardano essenzialmente l'hockey giovanile (§ 1184(c)(4)(A)(i)(III)); e chi si esibisce in una produzione teatrale di pattinaggio sul ghiaccio (§ 1184(c)(4)(A)(i)(IV)). È utile notare che l'allenatore compare nella legge solo in quella ipotesi: l'allenatore che viene a guidare una squadra professionistica americana non è, di regola, un P-1A, e la sua categoria va cercata altrove, nell'O-1A se ha un profilo di vertice o in un'altra categoria di lavoro se ha un titolo di studio che la sostenga. Chi invece segue l'atleta come membro essenziale dello staff, il preparatore, il fisioterapista della squadra, il tecnico di lunga data, rientra nel personale di supporto P-1S, alle condizioni del regolamento.
Il tempo è il vantaggio decisivo: per l'atleta individuale un periodo iniziale «not to exceed 5 years», prorogabile «for an additional period of up to 5 years» (§ 1184(a)(2)(B)), un orizzonte che nessun'altra categoria temporanea di lavoro offre e che si sposa con i contratti pluriennali. Il trasferimento a un'altra squadra dello stesso sport, la cessione che nel calcio americano si chiama trade, è previsto dal regolamento, che consente di continuare a giocare per la nuova squadra per un breve periodo mentre si deposita la nuova petizione; la petizione va depositata, e la nuova società deve saperlo prima di chiudere l'operazione. Sul piano della green card, la legge dispone che la petizione per un atleta professionista «shall remain valid for the athlete after the athlete changes employers, if the new employer is a team in the same sport» (§ 1154(i)(1)), e lo stesso vale per la certificazione del lavoro (§ 1182(a)(5)(A)(iii)): il calciatore ceduto non ricomincia da capo.
03Il dilettante
Il torneo, il provino e la trappola dell'ESTA
L'atleta che viene per competere senza essere retribuito da un datore di lavoro americano è, per la prassi consolare, un visitatore B-1: il dilettante che partecipa a un torneo, il professionista di uno sport individuale che gareggia per il solo premio in denaro, l'atleta invitato a un evento a spese dell'organizzazione. L'ESTA, per chi ne ha i requisiti, copre lo stesso perimetro. Il perimetro finisce dove comincia il lavoro: uno stipendio, un contratto di prestazione, una stagione giocata per una squadra che paga sono attività che nessun visto da visitatore autorizza, e il ragazzo che «gioca qualche mese» in una lega semiprofessionistica con l'ESTA sta lavorando senza autorizzazione, con le conseguenze che le pagine sui controlli di frontiera e sullo status descrivono.
Il provino è il caso di confine. La prassi consolare tollera l'atleta che viene a sostenere una prova non retribuita con una squadra professionistica come attività da visitatore; ma la linea si attraversa il giorno in cui la prova finisce con una firma. Da quel giorno il giocatore ha un contratto e non ha un visto, e la sequenza corretta è una sola: rientrare, far depositare la petizione P-1A alla squadra, ottenere il visto al consolato. Chi è entrato con l'ESTA non può chiedere il cambio di status dall'interno (8 U.S.C. § 1258(a)(4)); chi è entrato con un B-1 può chiederlo in astratto, ma il cambio da visitatore a lavoratore, dopo un ingresso dichiarato per un provino, è il tipo di pratica che USCIS legge con la lente dell'intento al momento dell'ingresso, e che la pagina sul change of status sconsiglia per ragioni che qui valgono per intero.
Per i minori si aggiunge un vincolo che non è di immigrazione: le regole federative sui trasferimenti internazionali dei giocatori minorenni, che li vietano salvo eccezioni tassative. Il visto non crea l'eccezione, e la famiglia che si trasferisce «perché il ragazzo giochi» deve verificare prima con la federazione che il tesseramento sia possibile, poi con il consolato che il trasferimento della famiglia abbia una base propria. Il calcio non è una categoria di immigrazione per i genitori.
04Lo studente-atleta
Il college, la borsa e il problema del NIL
Il sistema universitario americano recluta atleti all'estero con borse di studio sportive, e per l'italiano di diciotto anni con un buon livello e un buon inglese è spesso la strada più solida: quattro anni di studio pagati, un titolo americano, la possibilità di essere selezionato da una lega professionistica al termine. Il visto è l'F-1 ordinario, con le sue regole sul lavoro: quello nel campus entro i limiti del regolamento, quello fuori solo con autorizzazione. La legge stessa tradisce la consapevolezza del Congresso di questo circuito quando, nel disciplinare le squadre affiliate a leghe straniere, menziona la perdita di eleggibilità «to earn a scholarship in, or participate in, that sport at a college or university in the United States under the rules of the National Collegiate Athletic Association» (§ 1184(c)(4)(A)(i)(III)(bb)).
Due avvertenze. La prima riguarda l'eleggibilità: le regole delle associazioni universitarie sul professionismo pregresso sono severe, e il ragazzo che ha firmato un contratto professionistico in Italia, anche modesto, può aver perso l'accesso al college prima di saperlo; è una verifica sportiva da fare prima di quella migratoria. La seconda riguarda i compensi per nome, immagine e somiglianza, il NIL, che dal 2021 gli atleti universitari americani possono percepire: per lo studente straniero in F-1 quei compensi, se corrispondono ad attività svolte negli Stati Uniti, sono lavoro, e il lavoro fuori dal campus senza autorizzazione è una violazione dello status. Non esiste una regola scritta di USCIS che risolva la questione, gli atenei seguono orientamenti diversi, e lo studente-atleta italiano deve trattare ogni accordo NIL come un problema di immigrazione prima che di sponsorizzazione. Al termine del college la strada ordinaria è la pratica post-laurea, l'OPT, e poi una categoria di lavoro: per chi passa al professionismo il P-1A, per chi resta nello sport come allenatore o preparatore l'O-1A o una categoria fondata sul titolo di studio.
05Il vertice
O-1A, EB-1A e il problema dell'allenatore
L'O-1A per l'atletica chiede «sustained national or international acclaim», provata con un premio internazionale maggiore o con almeno tre di otto criteri: premi nazionali o internazionali, appartenenza ad associazioni che richiedono risultati eccezionali, articoli su di sé nei media maggiori, attività di giudice del lavoro altrui, contributi originali di rilievo, articoli scientifici, ruoli critici in organizzazioni di reputazione riconosciuta, retribuzione elevata provata da contratti (8 C.F.R. § 214.2(o)(3)(iii)). La definizione è quella di chi è «one of the small percentage who have arisen to the very top of the field of endeavor» (§ 214.2(o)(3)(ii)). Per il calciatore di alto livello il criterio della retribuzione e quello dei media si riempiono da soli; per gli altri è una categoria da valutare con onestà, perché l'O-1A non è il P-1A con più documenti, è un'altra prova.
L'EB-1A, la green card della capacità straordinaria, ha la stessa struttura probatoria e un requisito in più che decide molte pratiche sportive: l'interessato deve entrare «to continue work in the area of extraordinary ability» (8 U.S.C. § 1153(b)(1)(A)(ii)). L'atleta a fine carriera che vuole restare come allenatore chiede una green card per un lavoro diverso da quello in cui ha l'acclamazione, e la prassi amministrativa esamina caso per caso se allenare rientri nella stessa «area» del giocare: la risposta è più spesso favorevole per chi ha già un percorso da allenatore documentato, e più spesso contraria per chi lo comincia con la petizione. È un problema che si affronta negli anni di carriera, costruendo il profilo da tecnico mentre si gioca, non nel mese in cui finisce il contratto. Per chi si ferma al di sotto del vertice, la certificazione del lavoro con la società come datore di lavoro resta una via ordinaria, con la regola sulla validità dopo la cessione già ricordata.
Una nota sull'intento. Il P non è tra le categorie che il § 214(b) esonera dalla presunzione di immigrant intent, ma il regolamento sui visti P prevede che la petizione per la green card non sia di per sé motivo di rifiuto; l'atleta in P-1A quinquennale con una petizione EB-1A in corso è una combinazione lecita, descritta nella pagina sull'intento.
06Lo staff e la famiglia
Chi segue l'atleta
Il personale di supporto essenziale, «highly skilled» e con «support services which cannot be readily performed by a United States worker» (8 C.F.R. § 214.2(p)(3)), riceve la classificazione P-1S sulla base della petizione del principale, con una consultazione separata e la prova del rapporto pregresso: il preparatore che segue il tennista da anni sì, l'amico che vorrebbe fare da assistente no. Il coniuge e i figli ricevono il P-4, che non autorizza a lavorare; per la famiglia dell'O-1 vale l'O-3, con lo stesso limite. La petizione può essere depositata dalla squadra o da un agente, e nello sport l'agente è spesso la figura che coordina squadre diverse e itinerari; la sua responsabilità per l'esattezza delle condizioni dichiarate è quella che il regolamento assegna allo sponsor.
Il quadro, per l'italiano che fa dello sport una professione, è quindi meno complicato di quanto la varietà delle lettere suggerisca. Chi ha un contratto con una lega vera è un P-1A e può guardare presto alla green card; chi non ce l'ha ancora è un visitatore e deve restarlo fino alla firma; chi ha diciotto anni e un livello da college ha davanti la strada più lunga e forse la migliore; chi è al vertice ha l'O-1A e l'EB-1A, con il problema dell'allenatore da risolvere in anticipo. Le lettere sono strumenti; la carriera decide quale.
Nello sport la categoria la sceglie il contratto, non il talento. Finché il contratto non c'è, l'atleta è un visitatore; il giorno in cui c'è, è un lavoratore, e serve la petizione.
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