01Le due categorie
Il visto per il lavoro che finisce
Il sistema americano ha un visto per il lavoro che, per sua natura, finisce: l'H-2. Ne esistono due versioni gemelle, scritte nello stesso comma dell'INA. L'H-2A è per chi viene «temporarily to the United States to perform agricultural labor or services [...] of a temporary or seasonal nature»; l'H-2B per chi viene «to perform other temporary service or labor if unemployed persons capable of performing such service or labor cannot be found in this country» (8 U.S.C. § 1101(a)(15)(H)(ii)(a)-(b)). Entrambe richiedono che il lavoratore abbia «a residence in a foreign country which he has no intention of abandoning»: sono visti di andata e ritorno, e il sistema è costruito perché il ritorno avvenga. Per i cittadini italiani l'H-2B è quello che conta: il cuoco del resort estivo, il personale della stazione sciistica, l'animatore del villaggio, l'operaio della cantina per la vendemmia californiana, la guida stagionale. L'H-2A, agricolo, è più raro ma esiste, e la vendemmia è il caso tipico. Sono le due categorie con una domanda italiana reale e senza una pagina propria su questo sito, dopo che la pagina sui cuochi e ristoratori ne ha descritto l'uso più comune e quella sul confronto con il decreto flussi il loro posto nel sistema.
Tutto, nelle due categorie, ruota intorno a un'idea che il lavoratore italiano fatica ad accettare: la temporaneità è del bisogno del datore di lavoro, non del lavoratore. Non conta che il cuoco voglia restare tre mesi; conta che il ristorante abbia bisogno di un cuoco solo per tre mesi. Il regolamento lo dice in una frase che vale per tutta la materia: la classificazione H-2B «refers to any job in which the petitioner's need for the duties to be performed by the employee(s) is temporary, whether or not the underlying job can be described as permanent or temporary» (8 C.F.R. § 214.2(h)(6)(ii)(A)). Il ristorante di città aperto tutto l'anno non ha un bisogno temporaneo di cuochi, e nessun H-2B; il ristorante della località balneare che chiude a ottobre, sì.
02Il bisogno
Le quattro forme del bisogno temporaneo
Il datore di lavoro «must establish that the need for the employee will end in the near, definable future», di regola entro un anno, e fino a tre anni solo per un evento irripetibile; e il bisogno deve rientrare in una di quattro forme, «a one-time occurrence, a seasonal need, a peak load need, or an intermittent need» (8 C.F.R. § 214.2(h)(6)(ii)(B)). L'evento irripetibile è la situazione permanente in cui un fatto straordinario di breve durata crea un bisogno temporaneo, o il lavoro che non è mai stato fatto prima e non lo sarà più. Il bisogno stagionale è quello «traditionally tied to a season of the year by an event or pattern and is of a recurring nature», e il datore deve indicare i mesi in cui non ha bisogno del lavoratore: è il caso del resort, e il più usato dagli italiani. Il picco è l'esigenza di integrare il personale permanente per una domanda breve, senza che le aggiunte diventino parte dell'organico. Il bisogno intermittente è quello di chi non ha mai avuto quel lavoratore in organico e ne ha bisogno per periodi brevi e occasionali. Il Dipartimento del Lavoro, che certifica il bisogno prima della petizione, aggiunge il proprio limite: salvo l'evento irripetibile, nega la certificazione «where the employer has a need lasting more than 9 months» (20 C.F.R. § 655.6(b)). Nove mesi è la stagione più lunga che l'H-2B conosca.
L'H-2A ha una definizione propria, agricola, e un regime separato che l'INA dedica a esso con una sezione intera: la petizione non può essere approvata se il datore di lavoro non ha chiesto al Dipartimento del Lavoro la certificazione «that there are not sufficient workers who are able, willing, and qualified, and who will be available at the time and place needed», e che «the employment of the alien in such labor or services will not adversely affect the wages and working conditions of workers in the United States similarly employed» (8 U.S.C. § 1188(a)(1)). È la stessa logica della certificazione permanente che la pagina sul PERM descrive, compressa in settimane e ripetuta ogni stagione.
03Il numero
66.000 in due metà, e i visti supplementari
Sopra tutto sta il tetto. La legge dispone che i visti H-2B rilasciati in un anno fiscale «may not exceed 66,000» (8 U.S.C. § 1184(g)(1)(B)), e che siano allocati in modo che nei primi sei mesi dell'anno fiscale, cioè da ottobre a marzo, non ne vengano usati più di 33.000 (§ 1184(g)(10)): una metà per la stagione invernale, una per quella estiva. Il tetto vale solo per i lavoratori principali, «and not to the spouses or children of such aliens» (§ 1184(g)(2)), e non si applica a chi proroga o cambia datore restando nella categoria. Il numero è fermo dal 1990 e la domanda lo supera regolarmente, al punto che USCIS ha dovuto introdurre estrazioni tra le petizioni ricevute nei primi giorni utili; chi arriva dopo l'esaurimento della metà semestrale aspetta la successiva, e la stagione, intanto, passa. Il Congresso interviene, quasi ogni anno, autorizzando con la legge di bilancio un numero di visti supplementari, che l'amministrazione distribuisce con regole proprie, a volte riservandone una quota a Paesi determinati o ai lavoratori che hanno già avuto l'H-2B negli anni precedenti; sono misure annuali, che vanno verificate per l'anno in cui si fa domanda e su cui non costruisco affermazioni durevoli. L'H-2A non ha tetto: la legge non ne fissa alcuno, e il numero dei lavoratori agricoli ammessi è cresciuto senza limite per decenni.
La nazionalità non conta più. Per anni il Dipartimento della sicurezza interna ha pubblicato un elenco di Paesi i cui cittadini potevano ottenere l'H-2A e l'H-2B, e l'Italia c'era; con la regola del 18 dicembre 2024, in vigore dal 17 gennaio 2025 (89 Fed. Reg. 103202), gli elenchi sono stati eliminati, e la categoria è aperta ai cittadini di qualunque Paese. La stessa regola ha introdotto la portabilità, cioè la possibilità per il lavoratore H-2 di iniziare a lavorare per un nuovo datore quando questi deposita la petizione, ha allungato i periodi di tolleranza prima e dopo l'impiego, e ha reso più severe le sanzioni per il datore che fa pagare al lavoratore le spese di reclutamento, con periodi di diniego di uno e poi tre anni per le petizioni successive.
04La durata
Tre anni in tutto, e i sessanta giorni fuori
Il lavoratore H-2 è ammesso per la durata della petizione approvata, e può prorogare per un altro impiego qualificato; ma il regolamento fissa un tetto complessivo: «an individual who has held H-2A or H-2B status for a total of 3 years may not again be granted» lo status «until such time as they remain outside the United States for an uninterrupted period of at least 60 days» (8 C.F.R. §§ 214.2(h)(5)(viii)(C), (h)(6)(vii)(B)). I tre anni si sommano tra le due categorie e tra stagioni diverse; il contatore si azzera con sessanta giorni consecutivi fuori dagli Stati Uniti, una regola uniforme che la riforma del 2025 ha sostituito ai vecchi calcoli sull'interruzione del soggiorno. Per lo stagionale che fa sei mesi all'anno è un limite che si raggiunge in sei stagioni e si azzera ogni inverno; per chi concatena impieghi senza uscire, è un muro che arriva dopo tre anni e non si negozia. La proroga, il cambio di datore e il rinnovo del visto vanno pianificati su questo calendario.
La famiglia segue con l'H-4, che consente di accompagnare, di studiare, e non di lavorare: la pagina sui familiari a carico spiega perché il coniuge dell'H-2 è tra quelli senza autorizzazione. E vale, per l'H-2 come per ogni visto temporaneo, la regola dell'intento: la petizione per la green card durante un H-2B, la relazione con un cittadino americano, la domanda di cambio di status verso una categoria stabile sono tutte possibili in astratto e tutte da gestire con la cautela che la pagina sull'immigrant intent descrive, perché l'H-2 non ha il doppio intento che la legge riconosce all'H-1B e all'L.
05Il datore
Che cosa costa a chi assume, e perché pochi lo fanno
Dal lato del datore di lavoro l'H-2B è una procedura in tre tempi, ciascuno con la propria scadenza. Prima la determinazione del salario prevalente e la certificazione temporanea del Dipartimento del Lavoro, con un reclutamento vero di lavoratori americani, annunci, contatti con l'ufficio del lavoro dello Stato, e la prova che nessuno si è presentato o che chi si è presentato non era idoneo; poi la petizione a USCIS, che rientra nel tetto e nella sua estrazione; infine il visto al consolato, con il colloquio del lavoratore. Le regole del Dipartimento del Lavoro impongono al datore obblighi che lo distinguono da un contratto stagionale italiano: il salario prevalente per l'intero periodo, la garanzia di un numero minimo di ore, il rimborso delle spese di viaggio e di visto a certe condizioni, il divieto di far pagare al lavoratore il reclutamento, la conservazione dei documenti per le ispezioni. L'H-2A aggiunge l'alloggio gratuito e il trasporto. Sono obblighi sostanziali, verificabili e sanzionati, e sono la ragione per cui l'H-2B è usato da resort e catene con un ufficio che sa gestirlo, e quasi mai dal ristorante di famiglia che vorrebbe far venire il cugino per l'estate.
Per il lavoratore italiano la conclusione è doppia. L'H-2B è una strada vera per una stagione americana, con un salario protetto e un visto legittimo, e non richiede laurea, esperienza straordinaria né una società madre; richiede un datore di lavoro americano disposto a fare la procedura, e va cercato tra quelli che la fanno ogni anno. E non è una strada verso la permanenza: tre anni al massimo, nessun doppio intento, nessun percorso scritto verso la green card. Chi vuole restare deve costruire, durante o dopo l'H-2B, la categoria che lo consente, e le pagine sui cuochi e sull'E-2 indicano quali.
L'H-2 è il visto del lavoro che finisce: nove mesi di stagione, tre anni in tutto, e un ritorno che il sistema dà per scontato. Chi lo usa per quello che è lo trova aperto; chi lo usa per restare lo trova chiuso.
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