01Il punto di partenza
Perché Panama sta su un sito di immigrazione americana
Questo sito esiste per spiegare come si entra negli Stati Uniti, e in che modo si difende il diritto di entrarci. Ma chi lo pratica sa che una parte dei casi non ha soluzione, o non ce l'ha per anni. Il bar permanente del § 212(a)(9)(C) per chi è rientrato dopo un anno di unlawful presence, che non ammette nemmeno la richiesta di un permesso prima che siano passati dieci anni fuori dal Paese; la false claim to citizenship del § 212(a)(6)(C)(ii), che non ha waiver; l'ordine di rimozione eseguito dopo una condanna per aggravated felony; i dinieghi in serie ai sensi del § 214(b), che nessun giudice può rivedere e che a un certo punto smettono di essere un incidente e diventano una posizione del consolato. Sono casi diversi, ma hanno una cosa in comune: la persona che li porta ha organizzato la propria vita intorno a un progetto americano, e quel progetto non si farà.
Prima di arrivare a questa conclusione, il dovere di chi consiglia è di verificare che sia davvero così. Un precedente penale non chiude gli Stati Uniti a chi viaggia per affari o turismo, perché esiste il waiver del § 212(d)(3); il bar dei tre e dieci anni ha il waiver dell'extreme hardship per chi ha un coniuge o un genitore cittadino americano o residente permanente; una revoca non è un diniego, e una pratica ferma da anni si sblocca con un mandamus. Questa parte del lavoro viene prima, sempre. Ma quando è stata fatta, e la risposta onesta è che la via americana non c'è, resta una domanda che il diritto americano non si pone e che il cliente invece si pone: e adesso?
Questa pagina risponde a quella domanda per una destinazione sola, e per una ragione precisa. Non è una rassegna di Paesi dove «è facile trasferirsi»: quelle rassegne esistono già, e non hanno bisogno di un avvocato. È l'analisi di un caso in cui il passaporto italiano dà, per trattato, un diritto che gli altri passaporti non hanno: la residenza permanente nella Repubblica di Panama, dal primo giorno, senza soglie di investimento, in forza di un trattato di amicizia, commercio e navigazione firmato nel 1965 e mai denunciato. Per un lettore di questo sito il trattato ha un'aria familiare, perché appartiene alla stessa famiglia di accordi su cui poggiano i visti E-1 ed E-2. Solo che dove il trattato con gli Stati Uniti dà un visto non immigrante, rinnovabile e senza sbocco nella green card, quello con Panama dà un permesso di stabilimento a tempo indeterminato.
Una precisazione di metodo, che vale per tutta la pagina. Descrivo il trattato e la sua applicazione per come risultano dai testi ufficiali — il trattato stesso, le norme panamensi che lo attuano, l'elenco dei requisiti pubblicato dal Servicio Nacional de Migración — e analizzo, perché è la mia materia, che cosa una residenza a Panama cambia e che cosa non cambia rispetto a un problema americano. Non sono ammesso all'esercizio della professione a Panama: la domanda la presenta, per legge, un avvocato panamense, ed è a lui che spetta il consiglio sul diritto panamense. Allo stesso modo, la parte fiscale italiana è descritta nei suoi elementi strutturali, perché è lì che si concentrano gli errori più costosi, ma va affrontata con un commercialista.
02Il trattato
Un accordo del 1965 che nessuno ha denunciato
Il Trattato di amicizia, commercio e navigazione fra la Repubblica italiana e la Repubblica del Panama è stato firmato a Panama il 7 ottobre 1965, con un protocollo e uno scambio di note, dall'ambasciatore Raffaele Clementi di San Michele e dal ministro degli esteri panamense Fernando Eleta. Panama lo ha approvato con la Ley 15 del 1° febbraio 1966; l'Italia lo ha ratificato con la legge 13 febbraio 1968, n. 308, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 6 aprile 1968. L'articolo 42 ne fissa la durata: dieci anni, e poi proroga a tempo indeterminato salvo denuncia scritta, con un preavviso di un anno. Nessuna delle due parti lo ha denunciato. È in vigore da quasi sessant'anni, e la sua età non è un difetto: è la ragione per cui le norme panamensi successive, che hanno cambiato più volte le regole per tutti gli altri stranieri, non lo hanno toccato.
Il trattato è costruito, come dice il suo preambolo, «sul principio del trattamento nazionale accordato reciprocamente e su quello del trattamento della nazione più favorita». Tre articoli fanno la materia di questa pagina. L'articolo 1 stabilisce che «i cittadini di ciascuna Parte contraente possono entrare, soggiornare, stabilirsi, viaggiare e transitare nel territorio dell'altra Parte, con l'osservanza delle norme di legge in materia, salvo nel caso in cui motivi di ordine pubblico, di sicurezza o di sanità pubblica, vi si oppongano». Chi soggiorna legittimamente «può essere espulso soltanto qualora ciò sia necessario per motivi di ordine pubblico», e dopo cinque anni di soggiorno legittimo «soltanto per motivi di sicurezza dello Stato o se vi fossero altri motivi particolarmente gravi»; in ogni caso solo dopo essere stato ammesso «a far valere le ragioni che possono invocare contro la loro espulsione, a presentare ricorso e a farsi rappresentare». Per chi conosce il procedimento di rimozione americano, la clausola merita di essere letta due volte.
L'articolo 8 è la clausola economica: i cittadini di ciascuna parte godono nel territorio dell'altra «del trattamento nazionale per quanto concerne l'ammissione ad attività economiche o professionali di qualsiasi genere e l'esercizio di tali attività, con eccezione dell'esercizio del commercio al dettaglio». Hanno «il diritto di fondare società nel territorio dell'altra Parte contraente, di partecipare alla loro costituzione o di acquistare partecipazioni», e di «esercitare attività nella direzione e nell'amministrazione di tali società». Il paragrafo 4 esclude dal trattamento nazionale le professioni e le attività cui gli stranieri non sono ammessi, o sono ammessi con limitazioni, garantendo per quelle il trattamento della nazione più favorita. L'eccezione del commercio al dettaglio non è una scelta del negoziatore italiano: è la Costituzione panamense, che lo riserva ai panamensi per nascita e, dopo tre anni dalla naturalizzazione, ai naturalizzati (oggi articolo 293), e lo scambio di note allegato al trattato lo dice espressamente, insieme al divieto costituzionale per gli stranieri di possedere immobili nelle zone di frontiera e nelle isole (oggi articolo 291: nessuna proprietà di terre a meno di dieci chilometri dai confini, territorio insulare alienabile solo a condizioni particolari).
L'articolo 9 è quello che il Servicio Nacional de Migración applica quando concede la residenza. L'accesso al lavoro dipendente resta regolato «dalle norme legislative e regolamentari di ciascuna Parte contraente in materia di prestatori d'opera stranieri», ma con tre deroghe che non esistono per nessun'altra nazionalità. I cittadini dell'altra parte «saranno esenti dall'obbligo del versamento di qualsiasi deposito di rimpatrio». A loro «verrà concesso su loro richiesta, dal momento del loro ingresso nel territorio dell'altra Parte contraente, una carta di identità personale ed il permesso di soggiorno con facoltà di stabilirsi a tempo indeterminato». E ai dirigenti di un'impresa che vi soggiornino legittimamente «verrà rilasciato, su richiesta, il permesso di esercitare una attività di dirigente senza alcuna restrizione territoriale, temporale o professionale». Completa il quadro l'articolo 13, che vieta di assoggettare i cittadini dell'altra parte a imposte «diversi o più elevati» di quelli applicati ai nazionali o ai cittadini di qualsiasi terzo Paese.
Chi conosce i trattati di commercio e navigazione dal lato americano riconosce la struttura. Il trattato italo-americano del 1948 è ciò che rende un cittadino italiano ammissibile all'E-2; ma la norma americana che lo attua, il § 101(a)(15)(E), costruisce sopra il trattato un visto non immigrante, con un investimento «sostanziale» da provare, una durata limitata e l'obbligo di dichiarare l'intenzione di andarsene. Il trattato con Panama contiene invece la parola che nel diritto americano non c'è: stabilirsi «a tempo indeterminato». È la differenza fra un visto e una residenza, ed è tutta nel testo del 1965.
Dove il trattato con gli Stati Uniti dà un visto, quello con Panama dà un permesso di stabilimento a tempo indeterminato. La differenza non è nella prassi di un'agenzia: è nell'articolo 9 di un testo firmato sessant'anni fa.
03L'applicazione
Il permesso PRP-CPI: che cosa chiede il Servicio Nacional de Migración
Panama ha riscritto il proprio diritto dell'immigrazione con il Decreto Ley 3 del 22 febbraio 2008, regolamentato dal Decreto Ejecutivo 320 dell'8 agosto 2008. Il trattato con l'Italia vive dentro quel sistema come una categoria a sé: il Servicio Nacional de Migración lo ha tradotto, con la Resolución 4803 del 30 marzo 2012, in un «Permiso de Residente Permanente por Leyes Especiales — Tratado de Amistad, Comercio y Navegación entre la República de Panamá y la República de Italia», sigla PRP-CPI. La scheda ufficiale dei requisiti lo descrive con due frasi che dicono l'essenziale (traduco dallo spagnolo, qui e nelle citazioni che seguono): il permesso è concesso «esclusivamente agli stranieri di nazionalità italiana che desiderino stabilire la propria residenza a tempo indefinito nel Paese», ed «è a tempo indefinito, per cui non richiede proroga».
Il confronto con la categoria che i cittadini della maggior parte dei Paesi occidentali usano, quella dei «Países Amigos», misura il vantaggio. Creata con il Decreto Ejecutivo 416 del 13 giugno 2012 e riscritta con il Decreto Ejecutivo 197 del 7 maggio 2021, oggi concede prima una residenza provvisoria di due anni e solo dopo quella permanente, e ammette come finalità della residenza soltanto un rapporto di lavoro con un'impresa panamense o la proprietà, a titolo personale, di un immobile del valore minimo di duecentomila balboa. La residenza del trattato non ha né il periodo provvisorio né la soglia: è permanente dalla concessione, e la finalità economica si prova con un'attività, non con un capitale.
I requisiti pubblicati dal Servicio Nacional de Migración sono tredici, e vanno letti nell'ordine in cui la scheda li elenca, perché l'ordine dice come l'ufficio ragiona. Il primo è la procura notarile a un avvocato panamense, che deve contenere il nome e la nazionalità dei genitori del richiedente: la domanda non si presenta di persona, e la procura è l'atto con cui il procedimento comincia. Seguono tre fotografie, la copia autenticata del passaporto, il certificato dei precedenti penali, il certificato medico, un assegno circolare di 250 balboa a favore del Tesoro nazionale — il balboa vale un dollaro e circola insieme a esso — e la dichiarazione giurata di «antecedentes personales» sul modulo dell'ufficio.
Il cuore della pratica è l'ottavo requisito, il «documento che dimostri la finalità per stabilire la residenza: attività economica o professionale da svolgere». La scheda ammette due strade. La prima è societaria: il certificato azionario di una società panamense, con azioni nominative liberate e pagate, e l'iscrizione della società nel Registro Público. La seconda è il lavoro dipendente: un contratto di lavoro vistato dal Ministerio de Trabajo con un salario non inferiore a 850 balboa. In entrambi i casi serve la prova della solvenza economica, «che potrà essere dimostrata con una certificazione bancaria o con l'estratto conto dell'ultimo mese che rifletta un saldo di almeno quattro cifre medie, o con altro documento che dimostri i suoi redditi e sia accettabile per il Servicio Nacional de Migración». Chiudono l'elenco la copia del documento d'identità italiano, il passaporto o un certificato di cittadinanza da cui risulti la cittadinanza italiana, e, per chi porta con sé la famiglia, la carta de responsabilidad con la prova del vincolo di parentela, la prova del domicilio e, per i figli maggiorenni, il certificato di stato libero e gli studi in corso.
Nella prassi la via societaria è quella che si segue quando non c'è un datore di lavoro panamense, ed è bene sapere in anticipo che cosa comporta, perché la pratica migratoria comincia in realtà come una pratica societaria. Si costituisce una sociedad anónima panamense — la legge panamense richiede tre amministratori, con le cariche di presidente, segretario e tesoriere — di cui il richiedente è azionista; si ottiene per la società l'Aviso de Operación, che è la licenza per operare; si apre la posizione bancaria e si chiede alla propria banca la lettera di referenze indirizzata al Servicio Nacional de Migración. Lo studio panamense che presenta la domanda è tenuto dalla normativa antiriciclaggio a una due diligence sul cliente — dichiarazioni giurate, origine dei fondi, referenze — che precede tutto il resto e che è la parte del procedimento in cui il cliente italiano, abituato a un altro grado di formalità, tende a sottovalutare la quantità di documenti richiesti. Un certificato del casellario giudiziale e un certificato medico hanno una data di scadenza, e vanno chiesti quando il resto del fascicolo è pronto, non prima.
Due avvertenze sui numeri. I 250 balboa sono l'unico importo che la scheda ufficiale indica; i compensi professionali, i costi di costituzione e di mantenimento della società e le tasse annuali sono variabili e vanno chiesti a chi presenta la pratica. E i requisiti cambiano: l'elenco riprodotto qui è quello pubblicato dal Servicio Nacional de Migración alla data di questa pagina, e la versione che conta è quella in vigore il giorno in cui la domanda viene depositata.
04Il contenuto
Che cosa dà la residenza, e che cosa non dà
La residenza permanente dà il diritto di vivere a Panama senza limiti di tempo, la cédula — la carta d'identità panamense per stranieri residenti, che è poi la «carta di identità personale» promessa dall'articolo 9 del trattato — e il trattamento nazionale nelle attività economiche e professionali, con le eccezioni già viste. Il commercio al dettaglio resta chiuso, per Costituzione, a chi non è panamense — per nascita, o per naturalizzazione da almeno tre anni; le professioni regolamentate seguono le proprie leggi di accesso, che l'articolo 20 della Costituzione consente di riservare ai nazionali «per ragioni di lavoro, di salubrità, moralità, sicurezza pubblica ed economia nazionale»; il lavoro dipendente è soggetto alle norme panamensi sui lavoratori stranieri, che il trattato richiama espressamente. Chi va a Panama per aprire e dirigere un'impresa, per esercitare un'attività di consulenza, per lavorare da remoto per clienti esteri, trova nel trattato tutto quello che gli serve. Chi va per aprire un negozio non lo trova, e nessun avvocato può cambiare la Costituzione.
La residenza si perde con l'assenza. Il Decreto Ley 3 del 2008 consente al Servicio Nacional de Migración di cancellare la residenza a chi resti fuori dal territorio nazionale per più di due anni senza un'assenza giustificata e autorizzata: è la stessa logica dell'abbandono della green card americana, con un termine più generoso e con la stessa conseguenza. Una residenza panamense tenuta nel cassetto come «piano B», senza mai viverci, è una residenza che dopo due anni può non esistere più.
La residenza apre, dopo cinque anni consecutivi, alla naturalizzazione. L'articolo 10 della Costituzione la ammette per «gli stranieri con cinque anni consecutivi di residenza nel territorio della Repubblica» che dichiarino la volontà di naturalizzarsi, «rinuncino espressamente alla propria nazionalità di origine o a quella che abbiano» e provino di conoscere lo spagnolo e i fondamenti della geografia, della storia e dell'organizzazione politica panamense; tre anni bastano a chi ha figli nati a Panama da genitore panamense o un coniuge panamense. La rinuncia espressa è la clausola da leggere con attenzione. L'ordinamento italiano ammette la doppia cittadinanza: l'articolo 11 della legge 91 del 1992 dispone che il cittadino che acquista una cittadinanza straniera conserva quella italiana, salvo che vi rinunci. Quello panamense chiede una dichiarazione di rinuncia come condizione della naturalizzazione. Come i due sistemi interagiscano nel caso concreto — che effetto abbia, in Italia, una rinuncia resa davanti a un'autorità panamense — è una questione da esaminare con un avvocato di ciascun Paese prima di chiedere la naturalizzazione, non prima di chiedere la residenza: la residenza non la pone.
E la residenza non dà, per definizione, ciò che non è suo. Non cambia il passaporto: il residente a Panama viaggia con il passaporto italiano, con i suoi accordi di esenzione dal visto e con l'ESTA, che restano quelli di un cittadino italiano ovunque risieda. Non crea alcun collegamento con l'Unione europea, né in un senso né nell'altro. E non tocca, in nessun modo, l'inammissibilità agli Stati Uniti: i motivi del § 212(a) seguono la persona, non il domicilio, e un ordine di rimozione americano resta tale a Panama City come a Roma.
05Il lato italiano
Anagrafe e fisco: dove si sbaglia davvero
Gli errori costosi di un trasferimento a Panama non si fanno a Panama. Si fanno in Italia, e si fanno per una ragione precisa: Panama è nell'elenco degli Stati a fiscalità privilegiata del decreto ministeriale 4 maggio 1999, la cosiddetta black list delle persone fisiche. La conseguenza è nell'articolo 2, comma 2-bis, del Testo unico delle imposte sui redditi: i cittadini italiani cancellati dall'anagrafe della popolazione residente e trasferiti in uno di quegli Stati «si considerano altresì residenti, salvo prova contraria» in Italia. L'onere della prova si rovescia. Per chi si trasferisce in Francia o in Florida è l'Agenzia delle Entrate a dover dimostrare che la residenza fiscale è rimasta in Italia; per chi si trasferisce a Panama è il contribuente a dover dimostrare che se n'è andato davvero, e la prova si dà con i fatti della vita — dove abita la famiglia, dove si lavora, dove si passa l'anno — non con un permesso di residenza. Un uomo con la residenza panamense e la moglie e i figli in Italia è, per il fisco italiano, un residente italiano con un documento in più, ed è la situazione che produce gli accertamenti.
Il primo adempimento, che precede tutto, è l'iscrizione all'AIRE. La legge 470 del 1988 impone a chi trasferisce la residenza all'estero di dichiararlo al consolato entro novanta giorni; dal 1° gennaio 2024 la legge di bilancio 2024 (legge 213 del 2023, articolo 1, comma 242) punisce l'omessa iscrizione con una sanzione da 200 a 1.000 euro per ciascun anno, fino a cinque anni. Ma l'iscrizione all'AIRE è una condizione necessaria, non sufficiente: la cancellazione dall'anagrafe italiana è precisamente il presupposto della presunzione del comma 2-bis, e dal 2024 la riforma della residenza fiscale delle persone fisiche ha reso il criterio anagrafico una presunzione relativa anche nella direzione opposta, riscrivendo il domicilio come il luogo «in cui si sviluppano, in via principale, le relazioni personali e familiari» e aggiungendo la presenza fisica in Italia per la maggior parte dell'anno come criterio autonomo. Il permesso di residenza panamense è un documento migratorio; la residenza fiscale è un fatto, e i due possono divergere per anni senza che nessuno se ne accorga, finché qualcuno se ne accorge.
Chi risolve correttamente la residenza trova a Panama un sistema territoriale: l'imposta sul reddito colpisce il reddito prodotto nel territorio della Repubblica (articolo 694 del Código Fiscal), e il reddito di fonte estera non è imponibile. È la ragione fiscale per cui Panama attrae, e la ragione per cui l'Italia la tiene nella black list. Fra i due Paesi è in vigore dal 1° giugno 2017 una convenzione contro le doppie imposizioni, firmata a Roma e a Panama City il 30 dicembre 2010 e ratificata con la legge 3 novembre 2016, n. 208, con le regole ordinarie per risolvere i casi di doppia residenza e con una clausola di scambio di informazioni allineata allo standard OCSE. Chi immagina Panama come un luogo dove il fisco italiano non vede non ha letto la convenzione: la vede, per convenzione, dal 2017.
Tutto questo non è materia di un avvocato d'immigrazione, e questa pagina non pretende di esaurirla. È materia di un commercialista che conosca la fiscalità internazionale, da consultare prima di depositare la domanda a Panama, non dopo: perché la sequenza corretta — trasferimento reale, iscrizione all'AIRE, cancellazione dall'anagrafe, prova documentale del centro degli interessi — è la stessa in tutti i casi, e l'ordine in cui la si compie decide se il trasferimento regge a un controllo.
Il permesso di residenza panamense è un documento migratorio. La residenza fiscale è un fatto. Per chi si trasferisce a Panama, la legge italiana presume che il fatto non sia cambiato, e chiede a lui di provare il contrario.
06Il lato americano
Che cosa cambia, per chi ha un problema con gli Stati Uniti
Torniamo al lettore da cui la pagina è partita: chi arriva a Panama perché la via americana è chiusa. La residenza panamense cambia una cosa e non ne cambia un'altra, ed è utile distinguerle con precisione, perché è qui che le promesse di chi vende residenze diventano pericolose.
Ciò che cambia è il luogo. Il regolamento del Dipartimento di Stato prevede che il visto non immigrante si richieda «at a consular office having jurisdiction over the alien's place of residence» (22 C.F.R. § 41.101(a)(1)), e lo stesso vale per il visto immigrante (22 C.F.R. § 42.61(a)). Un italiano residente a Panama chiede il visto americano all'ambasciata di Panama City, e lì l'esame del § 214(b) — la presunzione di intenzione immigratoria che il richiedente deve superare provando una residenza all'estero che non intende abbandonare — si fa sui suoi legami con Panama, non con l'Italia. Per chi ha davvero spostato la propria vita, con un'impresa che funziona e una casa in cui abita, questo è un fatto nuovo e legittimo, e un fascicolo consolare nuovo. Per chi ha una residenza di carta e la vita ancora a Milano, è il contrario: un consolato che accerta che la «residenza» dichiarata nel DS-160 non è quella reale non emette un diniego ai sensi del § 214(b), ma apre una questione di misrepresentation ai sensi del § 212(a)(6)(C)(i), che è permanente. Il diritto americano non premia chi cambia indirizzo; premia chi cambia vita, e sa distinguere i due casi.
C'è poi un'eccezione che riguarda esattamente il lettore di questa pagina, e che va detta con chiarezza. Chi ha superato il periodo di soggiorno autorizzato negli Stati Uniti ha il visto annullato per legge, ai sensi del § 222(g), e la stessa norma stabilisce che il visto successivo può essere richiesto soltanto «at a consular office which has jurisdiction in or for the country of the alien's nationality» (22 C.F.R. § 41.101(b)), salvo circostanze straordinarie. Per l'italiano che ha fatto overstay, la residenza a Panama non sposta nulla: il consolato competente resta quello italiano. E i bar dei tre e dieci anni della presenza illegale decorrono dalla partenza dagli Stati Uniti, ovunque si trascorrano gli anni: Panama non li accorcia e non li allunga.
Ciò che non cambia è tutto il resto. I motivi di inammissibilità del § 212(a) — la mappa è su questo sito — sono personali: una condanna, una falsa dichiarazione, un ordine di rimozione seguono il loro titolare in ogni consolato del mondo, e nessuna residenza straniera li cancella o li attenua. Il waiver, quando esiste, si chiede con gli stessi moduli e con lo stesso standard da Panama City come da Napoli. Chi ha bisogno di un consent to reapply dopo una rimozione lo chiede ovunque risieda. E la residenza a Panama non crea alcuna corsia verso gli Stati Uniti: non esiste una categoria di visto, non immigrante o immigrante, riservata ai residenti panamensi, e gli accordi di Panama con gli Stati Uniti non toccano i cittadini di Paesi terzi che vi risiedono.
Vale infine la pena di mettere il trattato panamense accanto all'ipotesi che molti lettori di questo sito avevano considerato per prima: l'E-2. L'E-2 chiede un investimento sostanziale, di cui va provata la provenienza, in un'impresa che non sia marginale; dura quanto dura l'impresa, va rinnovato, non porta alla green card e obbliga a mantenere l'intenzione di andarsene. La residenza del trattato con Panama chiede un'attività economica reale e una solvenza modesta, non un capitale; è permanente; e porta, dopo cinque anni, alla cittadinanza. Non sono la stessa cosa e non servono alla stessa persona: l'E-2 è per chi vuole vivere negli Stati Uniti e ha i mezzi per comprarsi il diritto di provarci; il trattato con Panama è per chi ha capito che negli Stati Uniti non vivrà, e vuole un Paese in cui il suo passaporto vale più degli altri. Sono tre ore di volo da Miami e la stessa moneta, e per un certo tipo di cliente questa è tutta la geografia che serve.
07Prima di decidere
Le domande da farsi, nell'ordine giusto
La prima domanda è se la via americana sia davvero chiusa, e la risposta deve venire da chi la conosce, non da chi vende l'alternativa. Un precedente penale italiano che sembra ostativo spesso non lo è, una volta letto con il metodo che il diritto americano impone; un diniego consolare ha una storia che si può ricostruire; un'inammissibilità ha, nella maggior parte dei casi, un waiver. Il trattato con Panama è un'alternativa seria per chi ha esaurito questa verifica, ed è un errore per chi la salta.
La seconda domanda è se il trasferimento sia reale. Il trattato dà la residenza a chi vuole «stabilire la propria residenza a tempo indefinito» a Panama, e tutto ciò che è scritto in questa pagina — la finalità economica, la conservazione del permesso, la presunzione fiscale italiana, il fascicolo consolare americano — funziona per chi ci va a vivere e si rivolta contro chi la usa come un documento. Non c'è una versione «leggera» di questa residenza, che dia i vantaggi senza il trasferimento: non la prevede il trattato, non la prevede il Servicio Nacional de Migración, e non la tollera il fisco italiano.
La terza domanda è a chi rivolgersi. A Panama, a un avvocato panamense, che è l'unico che possa depositare la domanda e l'unico che possa rispondere sul diritto panamense, sulla società, sulle imposte locali. In Italia, a un commercialista, prima di partire. E sul lato americano, a chi ha esaminato il caso da cui tutto è cominciato: perché l'unica cosa peggiore di una via americana chiusa è una via americana chiusa per errore, scoperta dopo aver costituito una società a Panama City.
Il trattato del 1965 dà ai cittadini italiani un diritto che gli altri non hanno. Come tutti i diritti, vale per chi lo esercita davvero: chi va a Panama per viverci lo trova intatto dopo sessant'anni; chi lo usa come un indirizzo trova, in due Paesi, qualcuno che gli chiede dove abita.
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